CLUB MILANO MAGAZINE
26 Marzo 2015
sul numero in edicola della bella rivista Club Milano un'ottima intervista di Andrea Zappa.

sempre più spesso mi arrivano mail chiedendomi delucidazioni sugli aspetti più puramente fotografici e tecnici del mio lavoro, argomenti dei quali in effetti scrivo ben di rado.
e questo succede perchè veramente non saprei cosa scrivere.
la mia maniera di lavorare è estremamente semplice, come semplice è l’attrezzatura che mi porto dietro.
nella mia borsa ci sono due canon eos 1 ds mark 2.
secondo me è la macchina in assoluto migliore per chi voglia fare fotografia a livello professionale.
(non becco una lira, ne’ macchine gratis dalla canon, solo un occhio di riguardo, e neanche in italia, quindi questi giudizi, come tutti gli altri sono sinceri e disinteressati…)
di meglio ci sono solo le medio formato, che però sono lente e complesse. a volte le uso, ma raramente.
comunque, qui mi sono portato le mie canon e tre obiettivi normali, 50 mm. nel 99 per cento delle volte infatti uso solo questo obiettivo. in questi giorni di shooting qui in malesia sempre e solo 50 mm.
scatto non usando assolutamente nulla, ne’ pannelli, ne’ polistiroli, ne’ riflessi di alcun tipo.
scatto in jpg, trovando che in questa maniera sia molto più facile e veloce gestire i files.
trovo che siano tutte seghe mentali le differenze tra jpg e raw, per me non c’è nessuna differenza, o se c’è non si vede su una stampa di un giornale.
scarico tutto sul mio MAC. che è ovviamente il computer migliore per gestire ed elaborare le fotografie.
e basta. nient’altro.
per questo non so cosa dire quando mi si chiede qualcosa sull’argomento, non ho niente da dire!
l’ho già detto tante volte, adesso qualcuno mi dirà che mi ripeto e trito e ritrito sempre le stesse cose, però questa vale veramente la pena di essere ripetuta: la semplicità è la cosa più importante. contano le idee, conta l’emozione, contano le storie, tutto il resto è nulla.
la tecnica va imparata come deve essere imparata la grammatica per chi scrive; ma deve essere subito dimenticata, deve essere nascosta, deve essere invisibile, per far parlare una sola cosa, le emozioni.
nella fotina qui sopra il mio assistente che è qua con me, garrot, sudafricano, mentre lavora alla postazione benedusi…