VINCENZO ORLANDO

25 Maggio 2016

Vi vorrei raccontare questa cosa, che trovo possa essere interessante ma soprattutto utile per chi voglia fare della buona Fotografia (cosa ci volete fare, l’approccio da maestrino difficilmente me lo toglierà mai nessuno: diciamo approccio didattico, che forse suona meglio…).

Comunque.

Questi i fatti.

Qualche mese fa, con il buon Denis Curti, siamo andati a Bari per parlare a una convention. Devo dire che è stato molto piacevole: la sera prima ci siamo fatti una mangiata di pesce crudo che ciao proprio.

Poi il giorno dopo siamo andati alla fiera dove si svolgeva tutto l’ambaradan.

Mi hanno pure fatto e regalato (grazie!) un fantastico mini me:

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(io sono quello a sinistra)

Poi dopo aver di nuovo magnato e bevuto (di nuovo bene, da Eataly lì vicino) siamo saliti sul palco e abbiamo fatto il nostro show. Mi sembra che sia andato bene, noi ci siamo divertiti. Probabilmente anche chi ci ascoltava.

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Ma non è di tutto ciò che vi volevo parlare, questo è un, probabilmente inutile, preambolo.

Il fatto di cui vi voglio parlare è questo: prima di salire sul palco ho fatto un giretto per la fiera, curiosando e guardando. Io sono molto curioso e mi piace un sacco guardare. Tutto! Girando bello agile e tranquillo succedeva abbastanza di frequente che qualcuno mi fermasse facendomi vedere le proprie opere fotografiche. Praticamente sempre su telefonino o tablet. Non è che la cosa mi faccia impazzire (la lettura portfolio su iPhone!) ma l’ho detto, la curiosità mista a una gentilezza che cerco di far prevalere sempre sul resto.

Ad un certo punto mi si avvicina un ragazzo e, anche lui, mi chiede se poteva farmi vedere le sue foto. Dico ok. Tira fuori il telefonino e mi mostra un po’ di roba. La solita roba, ne’ bella ne’ brutta che tutti fanno e tutti mostrano. La solita roba inutile: che è peggio di brutta, come spesso dico.

Lui però molto carino, parliamo e discutiamo un po’. Ad un certo punto mi dice che avrebbe un altro lavoro da mostrarmi, e mi racconta anche un problema molto grave che ha avuto fin da piccolo. E’ una storia sulla quale non andrò nei dettagli, ma che lui stesso ha raccontato senza problemi dopo al pubblico: un problema di salute al cervello. Mi ha quindi mostrato un progetto di cinque Fotografie, dove racconta esattamente il dramma della sua malattia, con la guarigione e il lieto epilogo. Un lavoro bellissimo, vero, potente, sincero. Fantastico! Quello sì che era Fotografia!

A quel punto gli ho chiesto se voleva salire con noi sul palco. Lui l’ha fatto volentieri, dove ha, per l’appunto, raccontato le sue disavventure e parlato del progetto che ne era scaturito. Si parlava, sia parlava, ma non riuscivamo certo a mostrare le fotografie al pubblico, erano solo sul cellulare!

E allora mi sono sbilanciato con Denis Curti (che è anche il direttore de IL FOTOGRAFO), chiedendogli di pubblicare su uno dei prossimi numeri il fantastico lavoro di Vincenzo: il buon Denis all’inizio ha accettato al buio, poi con entusiasmo valutando anche lui ottimo il lavoro.

Ed ecco finalmente, questo mese, sul IL FOTOGRAFO in edicola pubblicato il progetto fotografico di Vincenzo Orlando.

Perché ne parlo qui? Innanzi tutto per rinnovare i miei complimenti a Vincenzo: bravo! Ma soprattutto per far capire a tutti che si parla di qualcosa che è vero, profondo, intimo inevitabilmente si raggiungeranno buoni/ottimi risultati: perché inevitabilmente si parlerà della propria unicità. Per fare della buona Fotografia è necessario essere autori, per raccontare qualcosa di vero, profondo e intimo: me lo dico a me stesso ogni giorno, ed è tutt’altro che facile. Ma è l’unica possibilità per non fare le banali cagate che fanno tutti.

Ed ecco l’ottimo lavoro Fotografico di Vincenzo Orlando, un giovane e coraggioso ragazzo di Bari, Puglia, con le didascalie originali:

1-L'infanzia_felice

1-L’infanzia_felice

2-Il buio assoluto

2-Il buio assoluto

3-la depressione

3-la depressione

4-La ripresa

4-La ripresa

5-la rinascita

5-la rinascita

 

IL FOTOGRAFO in edicola:

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